Caro Zlatan,
ti scrivo per dirtelo, ora che abbiam vinto di nuovo e non ci resta altro che ascoltare purtroppo, come spesso ci accade, la solita tiritera di commenti illuminati che parte ogni volta che l’Inter è al centro dell’attenzione o semplicemente fa un pò meno la ‘pazza’.
E’ da tempo che volevo dirtelo, ma penso di essermi innamorato di te.
Ti amo e non me lo aspettavo. Di te mi piace quando allunghi i tuoi piedi palmati per agguantare palloni come il più ruvido dei rugbisti e subito dopo giocarlo sulla punta delle tue ballerine numero 48 o chissà quale numero. Mi sei piaciuto dal primo giorno, quando sei arrivato a Milano e non hai avuto il cattivo gusto di pulirti il culo con la tua ex-sciarpa bianconera o di titillare l’autostima di noi nerazzurri con parole al nettare di Ambrosia(na). Sei un selvaggio, ma col tuo codice della strada. Come sempre, ti sei presentato così: “Io sono Zlatan, e vi stia bene”. A me è sempre stato bene.
Non ci hai promesso nulla.
Hai fatto.
Ci hai violentato e ’sverginato’ come forse nemmeno Ronaldo aveva fatto. Lui sì che era sembrato amore ed invece si è rivelato una scopata, seppur lunga anni.
Se c’è un modo per definire l’amore, Zlatan, credo sia questo: un continuo avvicinarsi alla controparte, tendendo instancabilmente verso essa, senza riuscire mai a raggiungerla. Ma provandoci. Anche noi, in questi tre anni abbiamo, quasi asintoticamente, teso l’uno verso gli altri in maniera costante e cercata. Noi seguendo la cadenza dei tuoi passi, delle tue facce sgraziate, dei tuoi stentati ‘vaffanculo’ in quello strano italiano. Tu, sentendo il lento crescere del boato della Curva, dei fischi che non ti piacciono perchè tu sei a tuo modo un Dio e il nome di Dio invano non lo si nomina e non lo si fischia nemmeno.
Com’è stata bella la prima volta. Ed anche l’ultima, e quelle che ancora ci saranno da qui a tra poco, quando probabilmente andrai via.
Son qui, a mente fredda, a dirti che ti amo e che ti ho amato e so che anche tu ci hai amato, in quella maniera strana e un pò strafottente che ti contraddistingue. Mi piaci così e non voglio che cambino mai le cose tra di noi. E non voglio che neanche tu cambi, ovunque andrai. L’appellativo di ‘zingaro’ quale becero soprannome, la tua classe mascherata dai cingoli che Madre Natura ti ha dato e che i tifosi delle altre squadre ‘non faremmo mai a cambio col nostro beniamino per Ibra’ però…, e quell’atto di fede che solo chi crede in te ancora recita e trasforma da bestemmia a testimonianza delle stimmate di Santità calcistica e che tu pronunciasti quando non eri un cazzo di nessuno (ma solo per gli altri) appena arrivato all’Ajax: “Io sono Zlatan, e voi chi cazzo siete?!”.
Siamo stati bene assieme ma l’amore, come tutte le cose belle forse deve finire. Ogni storia d’amore, per diventare eterna, prima o poi deve trovare la parola fine. Questa è la nostra. Io non starò qui a dirti ‘mercenario’ oppure ‘resta con noi’. Non me ne frega. Io ti amo proprio perchè sei così e non altrimenti. Ho tanta paura a pensare quando non ci sarai e ci tradirai con altri. Provo però anche troppa felicità quando sei con noi e ti trasformi in Genio. Non stare a sentire quegli invidiosi che vogliono strumentalizzare i tuoi ultimi gestacci per seminar zizzania tra di noi: fai pure ciò che meglio ti pare, io di angioletti dalla faccia pulita o verginelle pudiche da salotti televisivi non so che farmene.
Io voglio te: nero, sporco e vero. E, da ieri, anche un pò azzurro.
Ti ho voluto.
Quindi non aspettarti processioni in piazza come accaduto per il tuo collega Kakà ad implorarti di restare o che piagnucoliamo davanti a papà Massimo per tenerti, perchè siamo due persone mature, ci siamo amati e gli atteggiamenti infantili non si addicono a due come noi che han condiviso gioie e dolori, fischi e colpi di tacco, il letto e lo stadio. E non aspettarti sommosse popolari alla ‘Alex a vita!’ solo perchè tu sei il più forte calciatore dell’Inter, probabilmente d’Europa, un giorno magari del mondo: queste ipocrisie lasciamole agli altri ed a quelli che ci prenderanno in giro dicendo che Ibra ci ha traditi, che è un mercenario, che siamo la solita Inter.
Me ne fotto. Ci siamo fottuti, al massimo. (Ho imparato da te, amore).
Io so che tu non te le aspetti queste cose da noi tifosi. E’ per questo che ti amo.
E se un giorno giocheremo contro, e segnerai con uno dei tuoi colpi di tacco da karateka della Scala, festeggia pure e zittiscici. Sei vero. Sei un figlio di puttana vero, e tale devi rimanere. E, se possibile, continua a zittire anche i nostri avversari, come hai fatto in questi tre anni stupendi.
Fa sempre strano lasciarsi, ma dopo che si è davvero amato va anche bene così e non è mai un errore.
Sai, Zlatan, anni fa ero con una ragazza e insieme abbiam capito che la cosa finiva lì. Insieme. Non è finita con frasi sdolcinate di circostanza o promesse di riprovare in futuro. Finiva lì. Amavo tutto di lei, e da quel giorno ho amato anche il suo rispetto. A distanza di tanto tempo non fa male vederla finalmente proiettata a cercare di nuovo la felicità, anzi. Eccola lì che va, a continuare sempre di sfangarsela nella vita, forse anche con più dolori di quando stavamo insieme e tante nuove incertezze, sempre ad inseguire il suo obbiettivo. Bella, libera, decisa. So che, senza falsa modestia, quello che vedo in lei adesso è anche un pò merito mio. E viceversa quello che lei vede in me.
Io spero un giorno lo vinca il suo personale ‘Pallone d’Oro’. E lo DESIDERO anche per te.
Ora ti lascio.
Vado a prepararmi. Tra poco ti chiederò di uscire un’ultima volta stasera. E ti darò questa lettera.
Facciamo che ci vediamo a “San Siro”, ore 20.30, per Inter-Siena? Dicono che ci sarà festa. Sarà bello stare insieme. Tu non dimenticarti le tue ballerine numero 48 o chissà quale numero. Della musica se ne occupano i ragazzi della ‘Nord’.
Ai colori ci penso io.
A dopo.
E grazie.
rà
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